ESEMPIO VIRTUOSO #3 - IL PING PONG VISTO DA JORDY

Quando si parla di professionismo sportivo in Italia, il riferimento si limita ai soliti tre sport: calcio, tennis e basket. Per fortuna, però, ci sono tantissimi atleti che portano avanti il tricolore, sacrificando il proprio tempo libero e a volte la propria adolescenza, per rincorrere una passione sconfinata. È il caso di Jordy Piccolin, giovane ed importante esponente del Ping Pong Italiano. Jordy è tra i 300 pongisti più forti del mondo, ed è il nostro Esempio Virtuoso.


Nato nel 1997 da una famiglia segnata dal Ping Pong – la sorella Giorgia è tra le 100 donne più forti del mondo – Jordy si avvicina alla disciplina per caso: “La prima volta che ho preso una racchetta in mano è stata al mare con mio papà e mia sorella. Lei poi ha continuato e io andavo spesso a vederla. Dopo varie insistenze dell’allenatore, che mi invitava ad allenarmi, ho voluto provare e ho visto che mi riusciva benino”.


Eufemisticamente benino, perché il bolzanino Jordy è fresco vincitore del Campionato Italiano, con la sua Top Spin di Messina. Quella siciliana non è l’unica squdra di Piccolin: “sono diventato professionista a tutti gli effetti quando sono entrato nelle Fiamme Azzurre (il gruppo sportivo della Polizia Penitenziaria, ndr) che mi permette di allenarmi e mantenermi con uno stipendio”.


Entrare nei gruppi sportivi delle forze armate è forse l’unico modo per poter coltivare la propria passione e vivere del proprio sport in Italia. Sebbene altrove sia riconosciuto il valore aggiunto che porta la cultura dello sport nel Paese, in Italia questa cultura non è molto radicata. Questo, nonostante l’impegno non sia affatto diverso rispetto alle più canoniche giornate lavorative “Mi alleno circa 6 ore al giorno, a cui si aggiungono le partite del campionato nei weekend. Durante la settimana, poi, andiamo spesso all’estero a giocare gli Open”.

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Appena tornato dal Korea Open 2019, il 22enne altoatesino ha la possibilità di misurarsi con alcuni dei più forti pongisti mondiali: “Le differenze maggiori sono con i giocatori dei paesi dell’est, dove hanno metodi e filosofie completamente diversi e questo li porta ad essere i migliori. Un’altra differenza rispetto ai Paesi più forti d’Europa – come Danimarca, Svezia, Inghilterra e Francia – è l’organizzazione: guardando i programmi di colleghi francesi, ad esempio, si capisce come la macchina che organizza tutto e che parte dalla Federazione e scende a cascata sui tesserati è completamente diversa, di un altro livello".


Oltre che da un punto Federale, l’Italia deve anche fare i conti con una cultura dello sport totalmente diversa soprattutto a livello scolastico, quando le assenze dei giocatori non vengono viste di buon occhio: “Già dalle medie ho cominciato ad assentarmi tanto per partecipare a tornei e partite: alcuni professori mi venivano incontro, altri ostacolavano il mio percorso sportivo. Per fortuna ho poi frequentato un liceo scientifico frequentato da altri atleti di grande livello, quindi il contesto era più favorevole e ho trovato maggiore disponibilità da parte di tutti”.


Il ping pong, come tutti gli sport, è stato ovviamente contagiato dalla tecnologia ormai entrata prepotentemente nelle nostre vite: “Sì, anche se non è qualcosa che ha stravolto completamente i metodi. Per quanto riguarda la mia esperienza personale, la tecnologia viene utilizzata per registrare il nostro modo di giocare e correggere i dettagli, studiando i video dei giocatori più forti al mondo. A livello aerobico e cardiaco, invece, non c’è un vero e proprio monitoraggio”.


Visto che gran parte del lavoro consiste nello studiare i più forti, l’ultima domanda riguarda proprio il giocatore preso come riferimento da Jordy: “Lin Yun-Ju, un 16enne di Taipei davvero molto molto forte. Mi ispiro a lui”.


Grazie mille a Jordy, il nostro Esempio Virtuoso