LE GARE IN CUI LE DONNE SONO PIÙ FORTI DEGLI UOMINI

LE GARE IN CUI LE DONNE SONO PIÙ FORTI DEGLI UOMINI

Sapete di chi è il record mondiale dei 100 metri? E della mezza maratona? E della maratona? Usain Bolt, è la risposta alla prima domanda, mentre i keniani Abraham Kiptum e Eliud Kipchoge sono i detentori dei record nelle distanze più lunghe. Fenomeno riconosciuto a livello mondiale il primo, atleti straordinari ma conosciuti soprattutto agli addetti ai lavori gli ultimi due, hanno una cosa in comune: sono tutti uomini.


Non è un mistero: numeri alla mano, gli uomini hanno performance sportive migliori delle donne, potendo contare su una struttura muscolare e fisica mediamente maggiori, che determinano delle prestazioni sportive migliori a livello statistico. Ovviamente non si sta parlando di spettacolo delle gare, di bravura dei singoli atleti o di casi specifici - seppur numerosi - di donne nettamente più forti di colleghi maschi; bensì di questioni statistiche: quindi il servizio più veloce a tennis appartiene a un uomo, i record olimpici di nuoto appartengono tutti a uomini, eccetera. Insomma: gli uomini hanno record migliori in quasi tutti gli sport. Appunto, quasi tutti.


NELLE ULTRA MARATONE COMANDANO LE DONNE


Abbiamo già avuto modo di osservare come in Italia, le donne pratichino meno sport dei maschi, e che, nonostante ci siano più italiane che italiani nell'élite degli sport mondiali, quest'ultimi sono più numerosi e più vincenti. Oggi invece vogliamo parlare di quello che avviene nelle corse quando le distanze da coprire si allungano, e di parecchio.


Come è stato evidenziato in un articolo de IlPost, infatti, le donne sono molto più performanti se le distanze delle gare si allungano, e la scienza non ha ancora capito come sia possibile. Le maratone si corrono su poco più di 42 km, ma esistono gare ancora più lunghe che vengono corse per giorni interi e possono prevedere diversi terreni di corsa. Così come per la corsa, anche per il nuoto esistono gare che si disputano per giorni interi e nei quali le donne gareggiano con gli atleti uomini, battendoli.



La prestazione più significativa è datata ottobre 2017, quando Camille Heron ha infranto il record mondiale nella corsa Trail, una gara che si corre su circa 160 km caratterizzata dalle strade non asfaltate su cui si corre. La prestazione è stata bissata circa un mese dopo, quando Courtney Dewaulter ha vinto la Moab 240 Race, gara che si lungo 383 km di canyon e montagne, tagliando il traguardo dieci ore prima del secondo classificato.


La tendenza viene confermata anche nel nuoto e nel ciclismo: nel 2016, infatti, Lael Wilcox vinse la "Trans Am" dopo 18 giorni di pedalate e 7000 km percorsi, con uno scatto decisivo nell'ultima notte di gara


LA SCIENZA ANCORA NON CAPISCE COME SIA POSSIBILE


Questi risultati non sono passati inosservati agli scienziati, che si interrogano sui motivi per cui alcune donne coprono distanze maggiori in meno tempo rispetto agli uomini, che sono più forti e più veloci.


Secondo la biologa Heather Heying, la spiegazione va ricercata nel fatto che in queste gare, di lunga durata, entri in gioco il fattore resistenza, molto più influente rispetto alle gare con percorsi più brevi. Essendo quindi un mix tra forza e volontà psicologica. Di conseguenza ci sarebbe una predisposizione maggiore da parte delle donne di sopportare il dolore e la fatica.


Secondo un altro studio, invece, il fattore che determina questo fenomeno è metabolico. Gli uomini durante le gare bruciano carboidrati, obbligandoli a frequenti soste per poterli reintegrare e proseguire la corsa. La donna, invece, brucia prima il grassi, che bruciano molto più lentamente dei carboidrati e le portano a fermarsi meno spesso e resistere più a lungo senza integrare calorie.


Un terzo studio, invece, condotto dalla Marquette University, ha voluto verificare la resistenza alla fatica prolungata di donne e uomini e capirne le differenze. Il risultato fu che le donne resistono alla fatica per un tempo tre volte più lungo rispetto agli uomini. Questa differenza si spiega soprattutto con la differenza anatomica tra i due sessi: le fibre muscolari degli uomini, infatti, sono adatte ai movimenti veloci; viceversa, le fibre delle donne sono più adatte a resistere alla fatica. Inoltre, avendo gli uomini muscoli più grandi, sono costretti a un maggior afflusso di sangue, obbligando il cuore a lavorare di più e a stancarsi prima di quello delle donne.


Gli scienziati hanno inoltre considerato l'approccio alle gare da un punto di vista mentale, totalmente opposto tra i due sessi. I maschi, infatti, tendono ad avere un passo più veloce all'inizio e rallentare verso la fine. Questo approccio li avvantaggia per le distanze brevi e medie, ma nelle distanze lunghe questo approccio rischia di essere deleterio.


Insomma, sono tanti i possibili motivi per spiegare questo fenomeno, ma ancora non ci sono certezze sui motivi specifici. Quello che è certo, è che non si può più chiamare "sesso debole".


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